New York, 6 settembre 1996. Fashion Institute of Technology

CRÉATEUR/COUTURIER

Credo che il contributo più significativo e utile che possa offrire a un pubblico di giovani che in futuro si occuperanno di moda debba partire dalla considerazione di come la creatività, l’ispirazione e la fantasia trovino la loro espressione in questo campo attraverso una molteplicità straordinaria di canali e di strumenti.

Tutti sappiamo come la moda, specchio e interpretazione della realtà, sia di fatto un fenomeno dalle mille sfaccettature, costantemente in progress e oggi più fluido che mai. È un fenomeno che nasce dalle singole sensibilità individuali, da una lettura sempre personale e soggettiva della vita e del suo evolversi. Un fenomeno che però appare organizzato secondo grandi tendenze comuni, attuato a livelli differenti, con riscontri di pubblico e scelte di contenuti diversi…

L’impostazione sartoriale della lavorazione, la realizzazione dell’abito fondata sostanzialmente su interventi manuali, la cura assoluta per il dettaglio sono gli strumenti formidabili che solo il couturier ha a disposizione e che moltiplicano le chance della sua creatività…

Gli orizzonti entro i quali si muove la fantasia del créateur di prêt-à-porter sono invece quelli della produzione industriale e quindi della riproducibilità seriale del capo…

Concludo con una osservazione molto semplice, nella duplice veste di créateur e couturier. Nel percorso di tutti questi anni, nel mio operare quotidiano non ho mai creduto in una separazione assoluta tra le due sfere d’azione creativa, in una loro contrapposizione o incompatibilità. Certo sia l’alta moda che il prêt-à-porter hanno le loro peculiarità – l’atelier ha i suoi riti, il design industriale le sue necessità produttive –, ma posso affermare in tutta tranquillità che non avrei raggiunto determinati risultati, non avrei potuto agire con coerenza e linearità stilistica, se non mi fossi sempre sforzato di integrare tra loro le esperienze conseguite nei due settori, se non avessi saputo trasporre con elasticità i metodi, le procedure, gli accorgimenti da un campo all’altro.

Partendo dal prêt-à-porter, mi è stato quasi naturale impostare un metodo progettuale anche nell’alta moda – concepire le collezioni come un insieme di capi unici – legato però da un filo conduttore, da una logica comune di stile.

In senso opposto, ho cercato di applicare i “tesori” dell’alta moda, la cura appassionata per il dettaglio e per il decoro, anche nella moda pronta, adeguandoli naturalmente alle regole della produzione industriale…